Chiamato scacciapensieri, ” ‘u marranzanu” rappresenta lo strumento musicale più rappresentativo della Sicilia.

Si presenta come una struttura di metallo ripiegata su sé stessa a forma di ferro di cavallo in modo da creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo che da un lato è fissata alla struttura dello strumento e dall’altro lato è libera.

La sua storia è millenaria, ben noto anche ai Romani, che potrebbero averlo esportato in Francia e Gran Bretagna, ma anche conosciuto in oriente grazie ad un dipinto del IV secolo a.C. che ritrae un musicista che lo sta apparentemente suonando.

Sembra che la comparsa in Sicilia si ebbe nel periodo medievale assumendo diversi nomi fino ad oggi: Mariuolu a Palermo, Marauni a Catania, Ngannalarruni ad Agrigento.. A Catania ogni due anni si svolge il “Marranzano World Festival”. Ancora in Sicilia esistono alcuni costruttori di marranzano tra i quali: Carmelo Buscema di origine ragusana che ha avuto l’opportunità di incontrare Giuseppe Alaimo il fabbro costruttore più anziano purtroppo scomparso.

Ma come si suona ‘u marranzanu?

La lamella libera va appoggiata sugli incisivi e la lamella si pizzica con un dito, mentre la bocca svolge la funzione di cassa di risonanza producendo suoni in base a diversi movimenti, come ad esempio: muovendo la lingua, aumentando l’estensione della cavità orale,respirando contemporaneamente…

Sembra cosa di poco, ma bisogna avere molta praticità per non farsi del male alla lingua e ai denti.